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Archivio dei tag dojo

le nostre lady di Orbassano

un bell'omaggio alle ragazze dell'aikido Orbassano , Alessia e Cristina

 

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ecco come ci si allaccia la cintura

passo passo la soluzione dei nostri problemi….no niente papillon ma nodo….eh eh

NO DO' la via della legat' urà

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perchè tanta ginnastica?

realtà azione lavoro preparatorio

tratto dal libro del bushido

il lavoro preparatorio,è praticare le tecniche trasmesse dal Maestro per poter agire senza impedimento, rafforzando il fisico e consolidando le proprie abilità.  Azione significa conoscere lo scopo perseguito dalle tecniche   trasmesse dal Maestro, avere fatto propri i principi del combattimento.   Realtà si riferisce allo stato in cui sei determinato e imperturbabile essendoti dedicato con successo al lavoro preparatorio e all’ azione.  Per analogia , quando il fabbro forgia la spada, la definizione preliminare della lama è il lavoro preparatorio ,la limatura del filo è l’azione e il passaggio delle lame affilate sulla cote (l’uso della lama in combattimento) è la realtà. Chi ha realizzato la realtà, l’azione e il lavoro preparatorio è chiamato Maestro.

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Nafuda Kake

Il termine Nafuda Kake è usato per descrivere il tabellone delle tavolette dei nomi che si trova nelle più tradizionali e classiche scuole Giapponesi di arti martiali. Da una analisi dettagliata del termine ricaviamo quanto segue:

  • Na o Mei: nome, titolo onorifico
  • Fuda o Satsu: etichetta, cartellino, piastrina
  • Kake o Kakai: appendere, sospeso, attaccato

 

Il Nafuda Kake è un tabellone o scaffale nel quale vengono appese le tavolette con i nomi dei membri attivi del Dojo, esposte in ordine di grado. Il Nafuda rappresenta l’unione tra il Dojo e lo studente, e testimonia che l’individuo non è un semplice affiliato al Dojo, ma un valido membro che fa parte dell’organizzazione.

I membri del Dojo che sono in buoni rapporti con la scuola, vedranno con orgoglio la loro tavoletta col nome occupare un posto nel tabellone. Finchè esiste una storia significativa di pratica individuale nel Dojo come membro che gode di buona reputazione che è stato formato da un allenamento comune, il Nafuda rimane esposto sul tabellone. Anche se qualcuno se ne va, il loro cuore occupa ancora un posto nel Dojo.

Si può avere la sensazione che quella persona vorrebbe essere ancora li e lo sarà di nuovo appena possibile. Possono passare anni ed il Nafuda rimane nel tabellone fintanto che quella sensazione di unione, di appartenenza, continua.

Il Nafuda Kake viene anche usato per indicare il grado e lo stato dello studente che si allena nel Dojo. Il tabellone sapara gli studenti di livello Kyu e Dan per evidenziare quelli che hanno raggiunto il grado più alto attraverso un onesto impegno. Questo metodo di monitoraggio dei membri serve come fonte di motivazione e crea un forte senso di legame tra i membri.

Il Nafuda kake è solitamente fatto con legno leggero come l’abete od il pino. Questi tipi di legno possono rimanere naturali senza nessuna colorazione o finitura. Per scrivere i nomi sul Nafuda viene usato uno speciale pennello che gli dona bellezza ed autenticità. In alcuni casi sul dorso della tavoletta vengono registrate informazioni riguardanti la pratica e le promozioni dei rispettivi membri. Questo consente di avere una breve storia della pratica del singolo studente. Quando uno studente si ritira la tavoletta può essere riutilizzata semplicemente levigando il nome via dalla superfice, comunque i possessori di gradi DAN dovrebbero essere generalmente mantenuti poiché il conseguimento della cintura nera è uno stato permanente.

In alcuni Dojo, gli studenti non possiedono il loro Nafuda fino al conseguimento del 3° Kyu (cintura verde). Fintanto che quel grado non viene raggiunto, l’individuo non è considerato membro del Dojo. Gli studenti che lasciano il Dojo per un periodo di tempo che va oltre un mese e non lo comunica al suo istruttore vedrà il suo Nafuda rimosso dal tabellone. Gli studenti che non pagano per tempo la retta mensile per l’allenamento qualche volta possono vedere rimosso temporaneamente il loro Nafuda come segnale di imbarazzo e disciplina, sarà poi riposizionato una volta che l’insegnante sarà soddisfatto dell’impegno dimostrato dallo studente. Quando uno studente supera l’esame per il passaggio di grado, viene autorizzato a spostare il proprio Nafuda al nuovo livello raggiunto. Degno di nota è che ogni tavoletta ha il nome dello studente scritto in giapponese  come anche il grado e la categoria. Dopo diverso tempo ci si aspetta che ogni studente sappia leggere il proprio nome in giapponese.

Mantenere aggiornato il Nafuda Kake richiede tempo ed attenzione e l’intera struttura del tabellone è fatta a mano e manutenuta dal Maestro (Sensei). Questo impegno è un investimento che serve a creare un atmosfera di tradizionale serietà ed impegno. Un Dojo non è niente di più che i suoi membri.

L’ordine con cui vengono esposti i nomi ed i gradi è semplice. I nuovi studenti prendono posto nel ripiano in basso a partire da sinistra, non ha importanza quanto grande sia il tabellone. Avanzando di grado la loro tavoletta verrà spostata a destra nel grado successivo. Una volta raggiunto il lato destro e non essendoci più spazio, il Nafuda verra posizionato sul ripiano superiore partendo sempre da sinistra. Questo rappresenta la crescita nel grado e l’esperienza che lo studente acquisisce attraverso il duro allenamento.

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Comportiamoci bene

Ricordo di aver letto su qualche libro, che la prima volta che un alievo anziano suggerì ad O-Sensei di affiggere un regolamento sul comportamento da tenere nel Dojo, questi esclamò sconsolato: "A che punto siamo arrivati…".

Ma tant'è che, purtroppo, dovunque ci volgiamo intorno oggigiorno, vediamo esempio eclatante di menefreghismo e maleducazione.

Ma come ci si comporta (o comportava…) in un Dojo tradizionale? Vediamo…

ETICHETTA DEL DOJO                

by Canetti G.

 

IL DOJO

Le Arti Marziali si distinguono dai comuni sport in diversi aspetti, due dei quali sono la disciplina e il modo di comportarsi in palestra. L'apprendimento di un'Arte Marziale è diverso da un normale corso di studi, che ha un termine. L'Esercizio della via del combattimento (Budo) inizia ma non finisce mai.

L'ambiente dove ci si allena si chiama Dojo. Dojo è il luogo in cui si pratica la via. Come si può intuire, non è una semplice stanza, ma un posto dove deve regnare tranquillità e rispetto. Nel dojo, solitamente ci sono uno o più tatami, che sono delle materassine in paglia o altro materiale; hanno la caratteristica di essere molto solide e quindi ci si può camminare come se si fosse per strada, ma attutiscono le cadute.

L'esercizio della via migliora nel contenuto e assume maggiore chiarezza se tra l'allievo (deshi) e il dojo si instaura un legame sincero. Il termine dojo si riferisce alla sala in cui si svolgono le esercitazioni, ma rappresenta simbolicamente la profondità del rapporto tra la persona che si esercita e la sua arte.

Il termine deriva dal buddismo e indicava, in origine, un luogo riservato alla meditazione e alla ricerca di se stessi; in seguito è passato a designare quello in cui ci si esercitava nelle arti marziali. Il senso tuttavia, è rimasto lo stesso: per ogni studente serio, il dojo è ancora oggi un luogo di meditazione e concentrazione, degno di essere onorato, riservato allo studio, alla fratellanza, all'amicizia e al rispetto reciproco. E' più di un semplice concetto: rappresenta simbolicamente la via dell'arte marziale.

In ogni dojo ci sono un maestro (sensei) e diversi allievi esperti (sempai), alcuni dei quali sono anche maestri.

Questo può bastare ai più, ma per un marzialista vero, il Dojo è ovunque, non c' è limite al concetto di Dojo, non ci sarà quindi limite al suo giusto comportarsi.


 

REIGI (etichetta del DOJO)

Normalmente, si lasciano le scarpe nello spogliatoio o, nelle palestre più formali, addirittura all'ingresso, e si usa un paio di ciabatte (zori) per arrivare fino al tatami. Quando si entra o si esce dal tatami, ci si rivolge verso il centro del tatami o verso il Maestro, se presente, e si esegue il saluto in posizione eretta.

All'inizio ed al termine della lezione il maestro fa disporre tutti gli allievi in fila. Gli allievi si devono mettere in ordine di grado rivolti verso il maestro.

Il sempai di turno comanderà il seiza (seduti secondo il metodo tradizionale giapponese). Gli allievi udito il comando dovranno, uno dopo l'altro in ordine di grado, mettersi in seiza per il saluto.

Solo al termine della lezione, e non obbligatoriamente, in posizione di seiza, il sempai comanderà il mokuso.

MOKUSO (occhi chiusi per la meditazione)
MOKUSO-YAME (finisce la meditazione e si riaprono gli occhi)

Talvolta, durante il mokuso, si recita il DOJO KUN con il seguente criterio:
il Sempai recita ad alta voce i principi del dojo uno per uno e gli altri allievi li ripetono ad alta voce.

I principi sono i seguenti:
HITOTSU, JINKAKU KANSEI NI TSUTOMURU KOTO
(cerca di perfezionare il carattere)
HITOTSU, MAKOTO NO MICHI O MAMURU KOTO
(percorri la via della sincerità)
HITOTSU, DORYOKU NO SEISHIN O YASHINAU KOTO
(rafforza instancabilmente lo spirito)
HITOTSU, REIGI O OMONZURU KOTO
(osserva un comportamento impeccabile)
HITOTSU, KEKKI NO YU O IMASHIMURU KOTO
(astieniti dalla violenza e acquisisci l'autocontrollo).

pronuncia :
gincacu canseini sutomurokoto
gincacu macoto no mici o mamorukoto
gincacu dorioku no seiscin o iascinaokoto
gincacu reighi omonzurokoto
gincacu checchi no iuo imashimerukoto

Liberati dal mokuso (dopo circa 5/10 secondi) con MOKUSO YAME il Sempai inizia il saluto:

  • a) SHINZA NI REI  (in avanti, rivolto al maestro fondatore)
  • b) SHOMEN NI REI (in avanti, rivolto al maestro fondatore)
  • SENSEI NI REI (rivolto all'istruttore del Dojo)
  • OTAGAI NI REI (tra gli allievi sempre rivolti in avanti).

(a): da effettuarsi SOLO quando è presente l’immagine del Capo Scuola
(b): da effettuarsi quando NON è presente l’immagine del Capo Scuola

N.B. Nella disposizione per il saluto, i Sempai presenti si posizionano lateramente al Maestro. Le enunciazioni dei comandi sono effettuate dal capofila. Al comando “Sensei Ni Rei”, mentre ci si inchina per il saluto si dice anche “DOMO ARIGATO SENSEI”. Per l’enunciazione del comando “Kiritsu”, prima si attende che Maestro sia definitivamente uscito dal tatami, e poi che tutti i Sempai , dopo essersi inchinati di nuovo uno ad uno, siano già tutti in piedi.

Ecco l'intera sequenza del saluto.

Successivamente il SEMPAI comanderà il KIRITZU (in piedi) e solo a questo punto gli allievi potranno alzarsi per iniziare o terminare la lezione.

Quando si entra nel dojo e quando si esce per qualsiasi ragione, l'etichetta prevede che si saluti (se presenti) il maestro ed i compagni o, comunque, il dojo stesso con un breve inchino stando in piedi con le braccia lungo i fianchi, talloni uniti e punte dei piedi divaricate a 45 gradi.

Se si arriva in ritardo all'allenamento, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto, a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si entra.
Puntualità come primo segno di rispetto, arrivare per tempo alla palestra per potersi cambiare, senza eccessiva fretta, avendo così il tempo per iniziare a preparare il "vuoto mentale" necessario per apprendere.

Abbigliamento e cura del corpo, il keikogi deve essere a posto, la cintura (obi) correttamente allacciata, i piedi e le mani puliti, nessun fronzolo può essere indossato (via quindi braccialetti, orologi e quant’altro inutile, questi oggetti possono procurare ferite a se e agli altri). I capelli se lunghi vanno raccolti.

Se il riscaldamento vero e proprio (Aikitaisho) non è iniziato sono opportuni brevi esercizi di allungamento individuali per prepararci, evitando che il naturale parlare con il compagno diventi gazzarra.

Quando entra il Maestro, silenzio, la lezione inizia e non deve essere interrotta inutilmente, gli allievi anziani siano sempre disponibili a guidare i giovani con brevi e precisi suggerimenti. E' auspicabile che ognuno dia esempio per far crescere tutti.

Se si deve abbandonare l'allenamento prima del termine, si chiede il permesso al maestro poi, passando dietro a tutti, e mai davanti, ci si porta verso l'uscita, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto: a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si esce.


 

Formule più utilizzate:

 

Giapponese

Significato

Arigato gozai mashita
(abbr.: Arigato gosai-mas)

molte grazie

Do-itashi-mashite

Benvenuto

Sumi-masen

Scusi

Ohio Gozaimasu

Buon giorno

Konnichiwa

Buon pomeriggio

Konbanwa

Buona notte

Hai

Si

Ii-e

No

Se avete Real Player, trovate altre formule con la pronuncia (audio) su "Learn Japanese Today"

Numeri

 

Numero

Giapponese

Pronuncia

uno

ichi

ic

due

ni

ni

tre

san

san

quattro

yon/shi

yon/shi

cinque

go

go

sei

ro-ku

roku

sette

na-na

nana

otto

ha-chi

hachi

nove

kyu

ku

dieci

ju

ju

11-19

si accoppiano i numeri (11->ju-ichi, 12 ju-ni)

 

20,30..100

si "moltiplica" (20=2*10->ni-ju, 30=3*10->san-ju)

 

100

hya-kyu

yah-koo

200

ni-hya-kyu

 

1000

sen

 

Classificazione tramite dan:

 

Nome

Dan

Shihan

(5° – 7° dan)

Sensei

(3° o 4° dan)

Sempai

(1° o 2° dan)

 


 

Sequenza del saluto in forma cerimoniale (Zarei):

 

Si parte dalla posizione in piedi (ritsurei)

 

Si scende, senza ondeggiare, prima con la gamba sinistra.

 

Si mette a terra anche l'altro ginocchio; siamo ancora in punta dei piedi. Nel successivo movimento, il dorso dei piedi verrà poggiato a terra.

 

Ci si siede sui piedi. La schiena è diritta. Le mani sono lungo le cosce e mai sulle ginocchia.

 

Inizia il saluto. Con le mani (prima la sinistra) andremo a formare un triangolo.

 

 

Si compie il saluto, senza alzare il sedere. Segue tutta la manovra a ritroso.

 

 

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